Breadbot

BreadBot, il fornaio robot che fa il pane (e lo vende)

In occasione della più importante fiera dedicata all’innovazione tecnologica, avvenuta qualche mese fa a Las Vegas, l’azienda Wilkinson Baking Company ha voluto esibire un nuovo prodotto davvero unico in tutte le sue sfaccettature, ovvero un Robot tuttofare che ha la peculiarità di sfornare ogni 6 minuti una squisita e prelibata pagnotta.

Questa imperdibile novità si chiama BreadBot e si tratta di un macchinario che ha la capacità di produrre, cuocere e vendere pane fresco. Per avviare la macchina e produrre la prima pagnotta occorreranno almeno 2 ore, ma una volta che il robot è stato completamente avviato, ogni 6 minuti sarà in grado di sfornare una pagnotta.

Insomma si tratta di un’innovazione tecnologica davvero d’avanguardia.

 

E’ bene sottolineare che questo robot non è adatto per un uso domestico bensì professionale! Infatti è stato pensato per negozi, punti vendita, ristoranti. Le sue dimensioni sono piuttosto notevoli così come il peso. Per poter far si che la macchina svolga il suo lavoro,  bisognerà soltanto versare la farina, per il resto ci penserà BreadBot.

 

Come avviene il processo di produzione di BreadBot?

 

BreadBot impasta aggiungendo acqua e lievito, una volta ottenuto l’impasto lo spezza in piccole parti in modo tale da ottenere la forma del pane in cassetta che lungo la catena di montaggio cadrà in forma ovale.

Questa è la prima fase di lavorazione.

 

In un secondo momento questi panetti saranno destinati alla lievitazione, quindi verranno posti in una stanza ad alta umidità fino a procedere poi con la fase conclusiva, ovvero la cottura.

 

Una volta che il pane è stato sfornato verrà inserito in un espositore apposito che fungerà da vetrina oppure da distributore automatico. Il cliente per poter deliziare della pagnotta fumante selezionerà attraverso un touch screen il prodotto desiderato e in automatico il braccio presente all’interno dell’espositore soddisferà la richiesta dello stesso.

E’ doveroso precisare che il pane essendo introdotto in una vetrina lo manterrà fresco e morbido tutto il giorno.

A pieno regime il robot è in grado di sfornare ben 235 pagnotte al giorno in formato famiglia. Un dato che non passa di certo inosservato!

Un’altra peculiarità di questo macchinario è che può impastare e produrre impasti di vario tipo tra pane al farro, di semola, integrale, bianco.

A questo punto la domanda sorge spontanea: qual è il costo di questo macchinario d’avanguardia? Al momento non giunge notizia in merito, ma c’è chi afferma che la Wilkinson potrebbe formulare un prezzo non di poco conto: per i negozianti e dettaglianti dunque, il costo potrebbe essere intorno ai 100.000 dollari con un piano di leasing di 5 anni.

Il produttore al riguardo, né smentisce e né da conferma, di sicuro si tratta di un prodotto molto interessante che vale la pena prendere in considerazione per chi ha un’attività connessa al settore.

 

L’obiettivo dell’azienda è quello di rendere il pane un alimento prettamente sano. Portare in tavola pane fresco tutti i giorni dunque, è una valida ed efficace soluzione per mantenere il corpo sano.

 

Breadbot, ecco il video che mostra come funziona :

pasta fresca fast food

La pasta fresca raccoglie la sfida dei Fast Food

Alzi la mano chi nella vita non è mai andato almeno una volta nei Fast Food! Si tratta di una realtà in quasi tutte le città del mondo e il nostro Bel Paese non fa eccezione. Tuttavia per poter rendere l’alimentazione sana, alcuni ristoratori italiani hanno pensato bene di non rinunciare al Made in Italy, ovvero alla qualità e alla tradizione culinaria italiana.

 

Chiunque sia andato in Paesi esteri ha potuto constatare con i propri occhi come i fast Food siano aumentati vertiginosamente negli ultimi anni a questa parte. Il motivo? Beh, non è difficile da comprendere: a causa della vita sempre più frenetica non sono poche le persone che limitano la pausa pranzo o peggio ancora la saltano per poter poi mangiare in tranquillità la sera. Ecco perché si spiega ora la nascita di tutti questi Fast Food: la finalità è quella di servire i clienti nel giro di pochi minuti. Soddisfano le loro esigenze per poi riprendere le consuete attività. In altri termini, un cibo “mordi e fuggi” dove la qualità delle materie prime non esiste.

 

Ma i ristoratori italiani hanno pensato bene di aprire Fast Food dove è proprio la qualità degli ingredienti a farla da padrona. I Fast Food all’italiana dunque, preferiscono mettere sul banco la pasta fresca, l’alimento per eccellenza, insieme alla pizza e bandire ma non del tutto hot-dog e quant’altro.

 

Sono molti gli aspiranti imprenditori che hanno deciso di aprire Take-away itineranti o ubicati in qualche posto fisso, questo perché hanno potuto constatare come la possibilità di investire in questo settore possa fruttare e produrre opportunità di business davvero notevoli, naturalmente abbinando qualità di materie prime, tradizione e risparmio.

 

Per poter aprire dunque uno Street Food all’italiana su strada non servono grandi allestimenti o molti soldi come molti potrebbero erroneamente pensare, la cosa importante è avere a disposizione: una postazione di lavoro completa di tutti gli strumenti necessari per poter cucinare la pasta e poi non devono mancare  lavello, piastre, frigorifero, espositori refrigerati. Insomma uno spazio di 20 metri quadrati è più che sufficiente per poter mettere in pratica quanto detto.

 

La pasta fresca , il simbolo della cucina italiana a portata di mano diventa realtà

 

Chi l’ha detto che la pasta fresca  va mangiata soltanto all’interno dei ristoranti? Al giorno d’oggi è possibile consumarla in qualunque posto, anche su strada, e a quanto pare anche gli Stati Uniti negli ultimi anni sta riformulando il regime alimentare dove la qualità degli alimenti deve essere messa al primo posto.

 

La pasta non costa molto e questo lo sappiamo molto bene, può essere cucinata in tantissimi modi diversi e il sapore che si ottiene dal connubio dei vari ingredienti si rivela unico ed originale.

I migliori Fast Food all’italiana dunque, offrono ai clienti la possibilità di scegliere tra le tante varietà di pasta disponibili, mettendo al primo posto la qualità delle materie prime.

La pasta verrà servita in apposite vaschette così come del resto avviene per le patatine fritte.

 

Insomma poter ugualmente mangiare alimenti sani e naturali nonostante si conduca una vita alquanto frenetica risulta molto importante per la salute e per il benessere della persona stessa.

Molti imprenditori hanno preso in considerazione questa idea e il successo è stato eclatante come lo dimostrano i risultati condotti da un’indagine di mercato.

 

Naturalmente oltre a mettere in campo la qualità degli alimenti, per poter avere successo in questo settore occorre essere altresì abili nel comunicare e stabilire una presenza costante sui Social Network.

In conclusione, quando si parla di tradizione italiana o Made in Italy bisogna presentare ai clienti solo ed esclusivamente prodotti originali e unici soltanto in questo modo ci si potrà contraddistinguere e ottenere il tanto e meritato successo!

la pizza rende più felici

La pizza è il piatto che rende le persone più felici

In occasione della giornata mondiale della Felicità, è stata condotta una ricerca in merito a cosa ci rende più felici in assoluto, o meglio, qual è il piatto che ci rende più gioiosi. Ebbene, a quanto pare il cibo maggiormente prediletto è la pizza, proprio così. Un italiano su due preferisce il lievitato al posto di qualunque altra pietanza. Ma ad amare in particolar modo la pizza sono le donne con una percentuale abbastanza significativa (il 47%), mentre il 60% sono millennials (25-34 anni).

L’indagine ha coinvolto un campione della popolazione avente un’età superiore ai 15 anni, e ha voluto mettere in evidenza il rapporto tra la quantità di cibo che mangiamo e l’appagamento che ne traiamo.

Se al primo posto della classifica troviamo la pizza, al secondo posto c’è la pasta con una preferenza pari al 33%, precede di pochi punti (il 30%) le grigliate sia di pesce che di carne, mentre al quarto posto con una preferenza pari al 21% troviamo il gelato e a seguire i formaggi e i salumi. All’ultimo posto invece della classifica, che si posiziona a pari merito con il sushi, non manca il panino con una preferenza del 7%.

Tuttavia la predilezione per la pizza non è soltanto quando viene mangiata sul posto, ma a quanto pare anche quella surgelata supera di gran lunga tutti gli altri alimenti. E’ stato appurato che 6 famiglie su 10 mangiano la pizza surgelata e, quella maggiormente richiesta nonostante le tante varietà disponibili sul mercato, è la margherita.

Al giorno d’oggi il consumo di pizze surgelate è pari al 20%, insomma un dato da non sottovalutare.

In Italia ci sono circa 42 mila tra ristoranti e pizzerie e non mancano locali per l’asporto, se ne contano circa 21 mila. Da un’indagine di mercato è stato tra l’altro appurato che ogni mese nel nostro Bel Paese vengono sfornate ben 135 milioni di pizze.  Ma c’è chi preferisce preparare la pizza anche in casa e non sono pochi coloro che pur di risparmiare qualche euro decidono di realizzarla tra le proprie mura domestiche.

Qual’è la pizza più amata ?

Ma se la Margherita risulta essere la pizza più amata e apprezzata dai consumatori, non c’è alcun dubbio che alcuni vogliono cambiare, l’importante però, è utilizzare solo ed esclusivamente ingredienti di alta qualità. Pertanto, che siano gusti buoni, sfiziosi e appetitosi o all’apparenza strani non importa, la cosa fondamentale è che siano buoni.  E allora ecco qui di seguito qualche piccolo suggerimento per portare in tavola una pizza “strana” ma dal gusto prettamente buono:

  • Pizza con i friarielli: alzi la mano chi ha provato un accostamento del genere. Ebbene si tratta di un binomio davvero perfetto. I friarielli vanno dapprima spadellati con poco olio e peperoncino per poi integrarli nella pizza bianca. Per chi ama i sapori forti e decisi questo è un ottimo accostamento;
  • Pizza olive e capperi: anche qui si tratta di una correlazione di gusti davvero decisi. Le olive taggiasche, una manciata di capperi con qualche fettina di pomodoro rappresenta la soluzione vincente per un sapore davvero straordinario;
  • Salsa di noci e provola: si può anche aggiungere qualche fetta di pomodoro per conferire un gusto ancora più piacevole. Per chi ama osar,e questa pizza è davvero buonissima;
  • Pizza ripiena: in alcune pizzerie troviamo la pizza ripiena con salame e ricotta, ma si può anche personalizzare a proprio piacimento introducendo qualsiasi ingrediente si voglia, il risultato sarà sicuramente ottimale!

E dopo aver elencato alcune pizze strane che si possono realizzare anche a casa, a questo punto non resta che scegliere quella che fa al proprio caso, oppure un’altra soluzione è quella di aggiungere un po’ di creatività per crearne una su misura! Quando si tratta di pizza, qualsiasi ingrediente si aggiunge, il risultato che ne consegue è davvero stupefacente..

Provare per credere

pizza napoletana

Pizza napoletana cotta in una teglia: addio forno a legna?

Ognuno di noi ha una pizza preferita, ma per una questione di mancanza di tempo o di troppa pigrizia, spesso rinunciamo a prepararla a casa. Cosa accade però se la rivoluzione travolge e stravolge il metodo di cottura della pizza napoletana?

Basta fare un giro su Kickstarter – sito di finanziamento collettivo dedicato esclusivamente a progetti creativi – dove, qualche settimana fa, è apparso un prodotto rivoluzionario. Parliamo per la precisione di Pizza Shelf, una teglia in acciaio che promette una cottura super e soddisfacente, qualunque siano gli ingredienti,  come quella di un forno a legna.

PIZZA SHELF E LA NUOVA VITA DELLA PIZZA NAPOLETANA

Come funziona Pizza Shelf? È tutto molto semplice, come testimoniato anche da una serie di foto apparse sul sito che illustrano la procedura precisa da seguire tra le proprie pareti domestiche. Basta posizionare la teglia di acciaio nel forno di casa sulla griglia più alta: l’importante è che sia alla massima temperatura e che il grill sia attivato. Per la cottura, udite udite, basteranno solo 90 secondi.

Ma come è possibile tutto ciò? Il segreto è presto spiegato: Pizza Shelf riflette il calore ricreando le perfette condizioni della classica cottura che avviene in una pizzeria. Ma sarà davvero tutto oro ciò che luccica?

PIZZA NAPOLETANA A RISCHIO?

La pizza è sacra, certo. Negli anni, sono tanti i segreti su ingredienti e tecniche che sono stati tramandati. E questa innovativa proposta, inutile dirlo, suscita certamente molta curiosità, ma anche tanti pregiudizi.

In ogni caso, la campagna di finanziamento su Kickstarter procede con successo e, ad oggi, ha raccolto oltre 71mila dollari. Tant’è che nel mese di agosto partirà la distribuzione, inizialmente solo negli Stati Uniti, di questa teglia indistruttibile che promette sin da ora una pizza deliziosa croccante all’esterno e soffice all’interno. Avanti dunque con la creatività culinaria. Per la cottura, invece, incrociamo le dita…

pane Matera

Pane Matera, la Capitale europea della cultura 2019 si prepara così

Una città in fermento. Matera 2019 Capitale europea della cultura punta all’arte, alle nuove tecnologie, ma anche alla tradizione per la buona tavola e il buon cibo. Per far questo, i riflettori non possono che illuminare un prodotto prezioso come il pane, vera e propria eccellenza lucana. “Brideway – Le vie del pane” è uno dei progetti che fanno parte del programma definitivo del prossimo anno. Ideato da Murgiamadre, vuole raccontare dal vivo la bontà del pane della zona compresa l’antica tradizione dei “timbri”. Un salto nel passato: un tempo le famiglie marchiavano le pagnotte per riconoscerle una volta portate al forno.

Pane Matera, la volontà di portare questo prodotto unico in Europa, quindi, è molto forte. Ma i progetti non finiscono qui. Come ha fatto sapere Francesco Ruggieri, project manager di Murgiamadre, si vuole anche produrre il Pane europeo, fatto con i lieviti madre di tutta Europa. E un aiuto giungerà anche da Slow Food. Il pane, inoltre, è tra i protagonisti del progetto della Fondazione Sassi che prende il nome di “La terra del pane”. Un appuntamento fatto di laboratori intorno al forno, mostre di fotografie, video, pitture, sculture, una biblioteca di libri, un’antologia di racconti e fiabe, un catalogo delle pietanze del grano e del pane e un repertorio di riti propiziatori.

PANE MATERA, LA STORIA

Il pane di Matera ha una lunga tradizione che risale al Regno di Napoli. Suggestivo il rito dei tre tagli impressi con il coltello all’impasto per rappresentare la Santissima Trinità. Con questo gesto, le famiglie ringraziavano Dio per la possibilità di usufruire di questa pietanza. La produzione attualmente avviene in tutta la provincia di Matera.

PANE MATERA, LE CARATTERISTICHE

Il pane di Matera IGP (Identificazione Geografica Protetta) è ottenuto secondo l’antico processo che vede insieme semola di grano duro, lievito madre, sale e acqua. Il pane di Matera ha una caratteristica forma di cornetto oppure di pane alto, viene prodotto in una pezzatura da 1 o 2 kg, la crosta ha uno spessore di almeno 3 mm, la mollica ha un colore giallo paglierino e l’umidità non supera il 33%. Pane Matera, una storia tutta da scoprire, insomma. Il pane, inoltre, può essere cotto nel forno a legna o in quello a gas. La durata del prodotto può raggiungere i 7 giorni di tempo per le pezzatura da 1 kg. Si sale a 9 giorni per la pezzatura più grande, quella da 2 kg.

PANE MATERA, COME CONSUMARLO

Questo pane va conservato in luogo asciutto, meglio se in un telo di lino. Ottimo da consumare con i salumi locali e vari formaggi, ma anche nella semplice versione di bruschetta con pomodoro, olio e origano. Il pane di Matera è utilizzato anche in varie zuppe di verdura, come la tipica cialledda coll, minestra calda a base di pane, acqua e cipolle o pomodori, con l’aggiunta di verdure a piacere.

Domino's Pizza

Domino’s Pizza, il colosso che ha superato Google e Facebook

Era il 1960 quando Domino’s Pizza, la più celebre catena fast food di pizza degli Stati Uniti insieme a Pizza Hut, fu fondata nel Michigan da Tom Monaghan. Oggi vanta migliaia di ristoranti in oltre 70 paesi del mondo e può definirsi un vero e proprio colosso, ma non è sempre stato così. C’è chi, addirittura, non avrebbe mai scommesso un cent sul suo futuro.

Domino’s Pizza, la storia

Nel 1998 Domino’s Pizza fu venduta alla società di private equity Bain Capital e nel 2004 arrivò la quotazione in Borsa. Poco dopo, però, fu investita da un crollo improvviso probabilmente dovuto anche al cambiare dei gusti dei clienti americani. Da qui, la decisione di reinventare la pizza anche grazie all’arrivo di un nuovo Ceo, Patrick Doyle. È proprio nel 2010, dunque, che il nome comincia a volare sempre più.

Tra i segreti del successo, una nuova ricetta della pizza con un impasto rigorosamente artigianale, salsa di pomodoro meno acidula, mozzarella al posto di formaggio industriale oltre ad appetitose modifiche in tutto il menù, dai contorni al pane, fino ai dessert e l’inserimento di insalate dedicate a chi ama cibi più salutari. A decretare questo successo, anche il servizio di ordinazioni online. E oggi il prezzo delle sue azioni cresce più di giganti come Facebook, Apple e Amazon.

Domino’s Pizza è arrivato in Italia

È nell’ottobre del 2015 che la catena approda nel nostro Paese e sceglie Milano per il debutto. Poco dopo, apre sette locali sempre nella città meneghina e un altro a Bergamo. Proprio di questi giorni, la notizia di ulteriori assunzioni sul territorio lombardo: 50 addetti alla preparazione e vendita pizze e 50 addetti alle consegne, pronte ad unirsi alle 200 persone a oggi già impiegate.

In Italia la catena ha riscosso sin da subito ottimi risultati. Per i clienti, la qualità, l’originalità, la velocità e puntualità nella consegna sono i punti forti che portano a scegliere i loro prodotti. La tecnologia da loro utilizzata, d’altronde, permette di svolgere facilmente online e con pochi click l’ordine, il pagamento, oltre alla possibilità di seguire in tempo reale la propria richiesta e di avere tempi di consegna record. Il sapore? Gli italiani sembrano apprezzare gli ingredienti non più congelati come un tempo. L’offerta food prevede una ventina di pizze tra italiane – Boscaiola, 4 Formaggi, Margherita, Diavola – e proposte più estrose come la pizza Hawaiana, la Bacon&Chicken e la Pepperoni Passion.
Il piano di sviluppo, comunque, non si ferma nello Stivale e l’obiettivo è di ampliare la rete di Domino’s Pizza nel resto d’Italia al più presto.

Il futuro di Domino’s Pizza

A breve, ci sarà un importante cambio al vertice di Domino’s Pizza. Doyle lascerà infatti la società il 30 giugno. Al suo posto arriverà Richard Allison, attualmente presidente di Domino International. Inoltre Russell Weiner, presidente di Domino negli Stati Uniti, diventerà Chief Operating Officer di Domino e President of the Americas. Intanto il sistema basato sul franchising funziona. Oltre il 90% dei vari ristoranti Domino’s sono su licenza e e ben il 50% delle vendite arriva dai canali digitali.

pinsa romana

La Pinsa Romana : storia e ricetta originale

Tra i piatti moderni che riescono comunque ad attingere dalle radici di tradizioni migliorate durante il corso degli anni, specialmente in campo di impasti e farine di prodotti da forno, ritroviamo senza ombra di dubbio l’ottima Pinsa Romana. Per chi non conoscesse questo straordinario e nutriente alimento, possiamo rifarci alle radici etimologiche della parola: pinsa proviene direttamente dal termine latino Pinsere, che a sua volta significa “distendere, allungare”.

Questo con riferimento al tipico movimento effettuato per stenderne l’impasto: partendo da una forma ovale, si cerca di distendere il composto allungandolo fino a fargli ottenere forma definitiva. Non è comunque raro che la Pinsa Romana possa avere forma rettangolare.

Il piatto in questione è stato preparato per la prima volta nella nostra storia dal popolo romano, che prevedeva una ricetta originale e semplice al contempo, essendo preparata agli albori con cereali macinati ed ingredienti facili da reperire quali erbe e sale per insaporire, e lo si considera nato ben prima della classica pizza che siamo abituati a mangiare da tempo nelle occasioni di svago e ritrovo.

Il composto di cui è costituita la Pinsa ha inoltre un valore nutritivo elevato pur essendo ben più leggero di altri prodotti da forno, avendo meno grassi e soprattutto carboidrati complessi. La presenza di ingredienti sani e naturali quali riso, soia e generalmente frumento è inoltre fondamentale per la genuinità di una buona Pinsa, un piatto adatto a tutti i consumatori.

Avendo accennato alla storia della Pinsa Romana, è certamente necessario cercare di prepararla seguendo i cosiddetti trucchi del mestiere per ottenere un piatto digeribile e gustoso. Tra gli ingredienti principali troviamo, al centro, una buona farina da Pinsa, di norma costituita da semplice frumento, riso in grado di conferire un apporto idrico adeguato all’impasto rendendo il tutto più leggero e facile da assimilare, soia (indispensabile per donare la giusta friabilità al tutto), contornato da pasta disseccata acida, in grado di aumentare la già buona digeribilità del prodotto, in quanto partecipe alla lievitazione della Pinsa.

Far maturare adeguatamente l’impasto attraverso tutti gli stage della lievitazione è senza dubbio un processo importante che dipende dalla consistenza e dalla qualità della farina. Un impasto alla base di una buona Pinsa può raggiungere effettiva maturazione in circa 5 ore, mentre con farine di grado forte, capaci di assorbire un quantitativo di acqua superiore rispetto alle tradizionali farine deboli,possono essere necessari anche svariati giorni. E’ quindi da considerare, saputo questo, la costituzione e la composizione di un impasto per Pinsa a lunga lievitazione, costituito (per un litro d’acqua utilizzata) da farina Pinsa Romana, pochi grammi di lievito, sale ed olio, il tutto stando attenti a far raggiungere all’impasto una temperatura di circa 23 gradi centigradi alla fine del processo.

Il procedimento di impasto può essere così descritto: inserire gli ingredienti menzionati, tra cui lievito e farina, nell’impastatrice a nostra disposizione ed iniziare la miscela. Versiamo poi la quasi totalità dell’acqua predisposta per l’impasto, mentre continuiamo ad impastare a velocità bassa per un minuto circa, aumentando la rapidità dell’operazione nei successivi 8-9 minuti. A questo punto sarà necessario aggiungere il sale, dopodiché riprendere l’impasto per tre minuti circa. Arriviamo così al momento dell’aggiunta dell’olio: dopo averne aggiunto q.b., prepararsi a far girare l’impasto per due minuti.
Aggiungeremo ora l’acqua rimanente da quella precedentemente utilizzata all’inizio della preparazione della Pinsa Romana, versandola lentamente per circa 5 minuti.

Come già detto, il tempo da utilizzare per l’impasto è di circa venti minuti, dopodiché il composto ottenuto andrà lasciato riposare per circa mezz’ora, e ventilato ad intervalli di dieci minuti circa a temperatura ordinaria. La digeribilità del prodotto viene a formarsi grazie a queste procedure di preparazione, perciò sarà necessario prestare attenzione a come proporzionare i diversi ingredienti.

Parlando di Pinsa Romana è importante un focus sul tipo di farina utilizzata per ottenere i migliori risultati nella creazione di questo prodotto culinario che, seppur umile nelle origini, deve essere degustato con attenzione per comprenderne le qualità. L’idratazione dell’impasto, che costituisce comunque un ottimo presupposto anche per chi volesse farcire la pinsa con classici abbinamenti Margherita, Marinara, Caprese oppure contornandola con vegetali (fiori di zucca, zucchine), è permessa spesso dalla Farina Manitoba, dotata di molte proteine insolubili tra cui la glutenina.
Caratteristica fondamentale di tale proteina è la sua capacità di produrre, come il nome stesso suggerisce, glutine nella fase di contatto con l’acqua necessaria alla preparazione.
Essendo quindi povera in termini di amidi, la Farina Manitoba permette al prodotto di svilupparsi notevolmente in fase di lievitazione e cottura, dando al consumatore la sensazione di impatto con un prodotto alimentare elastico e ben lievitato, di certo saporito. La ricetta originaria, incentrata sull’uso di cereali macinati ed erbe, contempla anche una cottura presso un forno elettrico; e spesso viene modernamente preparata dalle classiche pizzerie al taglio oltre che dalle pinserie dislocate in tutto il territorio laziale, in omaggio permanente a questa gustosa e peculiare tradizione.

Le pinserie moderne aggiungono inoltre farine biologiche ed olio extra vergine d’oliva all’impasto, pur rispettando le due o tre giornate necessarie alla lievitazione dell’impasto. Non mancano gli abbinamenti con condimenti a richiesta, anche nel caso in cui si usufruisca del servizio di take
away. I nuovi condimenti più in voga presso Roma, per quanto riguarda la Pinsa, sono Speck e mozzarella di bufala, prosciutto e fichi, crema di zucca, provola e pancetta a seconda dei gusti. I condimenti riservati invece ai clienti più esclusivi coinvolgono inoltre code d’aragosta, pollo e
pomodori con sapori all’amatriciana.

Le più antiche famiglie di panificatori di Roma e dintorni conservano inoltre un’importante tradizione di produzione della Pinsa Romana, in virtù di un alimento preparato ancora nella tradizione dell’Urbe. Il consumatore sempre attento al gusto sarà di certo felice di poter distinguere
la classica pizza dalla Pinsa, per via dei suoi aromi che la rendono un prodotto a se stante rispetto al sapore moderno della sfogliata di pizza. In particolare, per rendere la Pinsa sempre fedele al gusto originale, pur introducendo un elemento essenziale al suo successo in epoca moderna, è stata necessaria la piccola, e grande al contempo, rivoluzione portata da Corrado Di Marco, imprenditore che circa quindici anni fa introdusse una nuova miscela di ingredienti nella produzione della Pinsa Romana, che a tutt’oggi la rendono distinguibile ovunque.

La preparazione, che mantiene i suoi segreti, si basa su una giusta calibrazione tra riso utilizzato nell’impasto e panificazione e la sua capacità di assorbimento dell’umidità, che conferisce alla pasta madre un impasto light, in modo che sembri quasi di mangiare, al cliente finale, una sorta di “nuvola” panificata. L’alimento risulta così particolarmente importante da gustare in ogni stagione, che sia inverno o estate: la schiacciata risulta sempre un ottimo concentrato tra fermenti lattici prodotti dalla pasta acida e farina di riso e soia, che ha sostituito recentemente la classica basata su kamut egiziano, grano dell’antichità egizia apprezzato anche oggi per le sue proprietà, generalmente non OGM. La mollica interna non è mai cambiata nel corso del tempo, racchiusa in un involucro che porta con sé il sapore delle ricette antiche.

Il piatto finale è un risultato dell’interazione di tutti gli ingredienti utilizzati, anche declinati in maniera personalizzata, per ottenere un piatto ipolipidico ed anche ipocalorico, che non presenta particolari controindicazioni per chi sta andando incontro ad una dieta, a patto che la Pinsa Romana finale non venga eccessivamente guarnita da alimenti esterni. Ciò è permesso anche dalle fasi finali di preparazione, in cui la cottura assume un ruolo di primo piano: il grande contenuto d’acqua assorbito dall’impasto renderebbe abbastanza complicata una cottura rapida a livelli accettabili, perciò la doppia cottura tende inizialmente ad eliminare l’idratazione dell’impasto in eccesso; dopodiché il secondo round di cottura porta la Pinsa ad essere predisposta ad accettare la farcitura in ogni modo e grado, sviluppando contemporaneamente i profumi tipici di questa spianata antica romana.

Attualmente la Pinsa Romana viene servita da locali piuttosto esotici, o viceversa ancorati ad una piacevole tradizione. I prezzi presso le pinserie sono di norma accettabili e l’offerta di grandi alternative nei menu permette a tutti di trovare un tipo di Pinsa in grado di soddisfare il proprio
palato. Gli accompagnamenti più adatti alla Pinsa, generalmente offerta su piatti in acciaio, volti a conservarne le caratteristiche e la fragranza, sono inoltre costituiti dalle tipiche bruschette da antipasto e qualche classico fritto. Molte pinserie o pizzerie sono inoltre disposte a modificare le dimensioni della Pinsa preparata secondo le classiche dimensioni applicate alla pizza, ovvero piccola / media e grande.

L’erede della vecchia focaccia romana, dunque, è un alimento più trendy e contemporaneamente ricco di tradizione di quanto si pensi: di moda sulla maggior parte delle tavole della capitale Romana, è un prodotto che di certo non fa rimpiangere la celebre pizza napoletana, da accompagnare con una selezione di birre alla spina o artigianali italiane, in grado di esaltarne il sapore come effettivamente questo piatto merita da sempre. Altri antipasti da contemplare prevedono la presenza di verdure, ed i contorni salumi ed affettati preparati sul momento. Il tutto,naturalmente, tenendo conto del fatto che la Pinsa, con le sue metodiche di preparazione precise, è studiata anche per chi deve seguire dei regimi calorici particolarmente contenuti, diventando un piatto utile anche dal punto di vista prettamente dietetico, godibile e leggero per tutti.