pizza fatta in casa

Pizza fatta in casa, ecco alcuni consigli

Ti piacerebbe realizzare con le tue mani una buona pizza fatta in casa? E allora se la tua risposta è affermativa sappi che sei al posto giusto al momento giusto perché ti fornirò tutti i consigli di cui necessiti per poter ottenere un risultato più che soddisfacente.

 

Naturalmente per far si che tutto venga svolto alla perfezione bisogna stare attenti a tutto. Partiamo dalla scelta della farina. Per ottenere un buon risultato dunque, è sempre consigliabile utilizzare una farina di tipo 1 con un contenuto proteico del 13%.

Per sapere se la farina contiene questo valore basta consultare l’etichetta dei valori nutrizionali che si trova sulla confezione.

Anche le farine specifiche per pizza vanno bene, ma ce ne sono alcune come la farina manitoba che richiede un tempo di maturazione più lungo, pertanto sarebbe doveroso evitarla.

La scelta del lievito di birra è altresì molto importante. Guarda sempre la data di scadenza e prediligi i cubetti posizionati all’interno.

Attenzione al pomodoro pelato, evita concentrati o passate che rendono la pizza non propriamente buona.

Un occhio di riguardo va posto poi alla mozzarella, meglio se fior di latte o bufala.

Dopo aver elencato gli ingredienti essenziali vediamo come procedere all’impasto della pizza.

Pizza fatta in casa con Impasto diretto

Ci sono due tipi di impasto: diretto o indiretto. La prima tipologia viene eseguita in un’unica soluzione, mentre l’impasto indiretto è realizzato in due fasi distinte. La prima è il pre-fermento dopodichè si passa alla seconda fase, ovvero si unisce il pre-fermento o biga  con la farina di rinfresco in maniera tale da dare vita all’impasto finale.

Vediamo in questo post l’impasto diretto.

Ecco gli ingredienti che occorrono:

  • 1000 g di farina tipo 1
  • 20 g di sale
  • 700 g di acqua
  • 40 g di olio extravergine d’oliva
  • 8 g di lievito compresso fresco

Procedura

In una ciotola metti 200 gr di acqua con il lievito di birra. Fallo sciogliere per bene dopodichè riponi questa soluzione in frigo.

Nel frattempo, metti nella planetaria la farina con la restante acqua e il sale. Dopo tre minuti aggiungi l’olio e continua ad impastare finché il composto non risulterà ben compatto.

Naturalmente in questa prima fase è necessario utilizzare il gancio in seguito toglierlo e posizionare la foglia.

Adesso riprendi la soluzione di acqua e lievito di birra, incorporala nell’impasto e continua per qualche minuto a lavorare il tutto. Il composto dovrà risultare elastico, liscio e ben molle.

A questo punto prendi un recipiente di grandi dimensioni ungilo di olio e riponi all’interno l’impasto, dovrà riposare per almeno due ore. Mettilo in frigo per un’altra ora in modo tale che lieviti come si deve.

Trascorso questo tempo riprendilo, forma delle pagnotte e lasciale riposare per altre 4 ore a temperatura ambiente. Anche qui ogni pagnotta andrà messa in un contenitore oleoso.

Un’ora prima di cuocere la pizza riscalda il forno ad una temperatura di 250°.

Se hai a disposizione la pietra refrettaria prendi l’impasto capovolgilo su una spianatoia infarinata e procedi a stenderlo delicatamente partendo dal centro verso l’esterno. Poni la pagnotta su su una paletta di compensato marino e lasciala cuocere su pietra  per 5 o 8 minuti circa.

Se utilizzi la teglia invece, stendi l’impasto direttamente sulla teglia, versa il pomodoro e inforna per 8 minuti dopodichè aggiungi gli altri ingredienti, copri il tutto con la mozzarella e lascia cuocere per altri 5 minuti.

Oppure, per chi volesse realizzare a casa una pizza in modo più professionale, esiste sul mercato una teglia per pizza che riesce a produrre una temperatura di 400° , proprio come il forno di una pizzeria. In questo caso basteranno solamente 3 minuti per la cottura con un risultato da pizzaiolo provetto !

 

A questo punto la pizza è pronta!

scheda tecnica della farina

Scheda tecnica della farina , come leggerla e interpretarla

Non tutti sono capaci di leggere e interpretare una scheda tecnica della farina, per questa ragione abbiamo deciso di realizzare questo utile articolo. Ma andiamo con ordine, partendo dalla definizione della scheda tecnica della farina.

 

Cos’è la scheda tecnica della farina?

Si tratta di un insieme di informazioni che riguardano la farina. Grazie ad esse è possibile capire se quella tipologia di farina può fare al proprio caso o meno per la preparazione di un impasto. Le informazioni riportate riguardano:

 

  • L’umidità;
  • La forza della farina;
  • Proteine;
  • Assorbimento;
  • Stabilità;Indice di caduta.

 

Umidità

Alcune schede tecniche riportano un range di umidità pari al 15,50%, altre invece segnalano un valore più superiore. Tuttavia per non rischiare di favorire con il tempo la muffa è doveroso scegliere una tipologia di farina che presenta un’umidità inferiore a quella indicata.

Forza della farina

La forza della farina viene indicata con la lettera W. Quando l’indice W è superiore a 300 vuol dire che quella tipologia di farina è indicata per la lievitazione lunga . Se invece W è compreso tra 210 e 290 significa che la farina è adatta per la produzione di una buona pizza.

Quando l’indice W è inferiore a 190 significa che l’impasto ideale è quello a breve lievitazione.

Ma cosa significa nello specifico quando la farina è forte, debole o normale?

E’ forte quando assorbe una notevole percentuale d’acqua per ottenere un impasto morbido, elastico e per nulla appiccicoso.

E’ debole quando assorbe poca acqua durante l’impasto, e se la farina viene lavorata per troppo tempo rischia di diventare collosa, mentre la farina è di forza normale quando possiede caratteristiche intermedie tra le due citate in precedenza.

Proteine

Se si ha che fare con una farina 200 W allora le proteine presenti sono pari al 10%, se invece la farina è 400 W, le proteine oscillano tra il 14-15%.

Assorbimento

L’assorbimento viene misurato attraverso la correlazione tra la quantità di proteine e l’umidità della farina stessa. Gli indici di assorbimento vengono indicati in percentuale.

Stabilità

Più è alta la stabilità maggiore sarà la resistenza di quella farina a tutte le sollecitudini. Nello specifico:

 

– stabilità superiore a 15° qualità ottima

– stabilità superiore a 10° qualità buona

– stabilità superiore a 5° qualità discreta

– stabilità inferiore a 5° qualità scarsa

Indice di caduta

Questo parametro indica la capacità della farina di fermentare più o meno velocemente. Per indicare dunque, una normale lievitazione, non si dovrebbe scendere al di sotto  dei 270 per farine medio deboli e sotto i 300 per farine forti.

Se invece le farine hanno un indice di caduta sopra i 330-340 vuol dire che per poter far avvenire la fermentazione bisogna aggiungere del malto.

Spero che con questo utile post sono stata di aiuto a comprendere al meglio la scheda tecnica della farina.

Ecco un esempio di scheda tecnica della farina :

scheda tecnica della farina

 

impasto indiretto con la biga

Impasti indiretti con la biga , cosa sono

Cos’è la biga?

Si tratta di un pre-impasto ottenuto dalla combinazione di alcuni ingredienti: farina, acqua e lievito. Una volta ottenuto un primo impasto lo si lascia maturare per 16 ore o per 48 ore, di cui in quest’ultimo caso le prime 24 ore in frigorifero ad una temperatura non superiore ai 4°C e le successive 24 ore a 18-20°C a temperatura ambiente.

La preparazione della biga deve essere fatta a regola d’arte per ottenere quel senso di alta digeribilità e croccantezza dell’impasto.

Per poter ottenere un’ottima biga è molto importante stare attenti alla scelta delle farine. Esse devono essere ben bilanciate con un P/L 0,40-0,60 e con un W minimo di 280 ad un massimo di 330-350W . Per una breve fermentazione (6-10 ore) occorre utilizzare farine di media forza W 260-280, mentre per fermentazioni più lunghe bisogna utilizzare farine con forza al di sopra dei 330.

 

Ma che tipo di impastatrice bisogna utilizzare per preparare una buona biga?

Sicuramente l’impastatrice con forcella rappresenta la migliore soluzione. Per una corretta fermentazione occorrono all’incirca 5-7 minuti, se invece si vuole utilizzare l’impastatrice con le braccia tuffanti sono necessari dai 3 ai 5 minuti utilizzando la prima velocità.

E’ molto importante rispettare i tempi delle diverse impastatrici, in caso contrario il risultato non sarà quello sperato.

Attenzione ad un altro piccolo aspetto: la biga non deve lievitare ma solamente fermentare.

Se le bighe si presentano troppo impastate, la maturazione è anticipata e in aggiunta una caratteristica che fa comprendere immediatamente lo stato suddetto, è l’odore pungente.

Se le bighe invece sono state impastate velocemente si presenta in superficie una sorta di crosta, l’odore che ne deriva è un mix di acqua e farina anzichè di fermentazione.

Se le bighe sono state impastate con una percentuale di acqua maggiore, maturano prima delle ore previste perché è stata introdotta all’interno una percentuale di umidità non indifferente.

Tipi di bighe in base alle tempistiche di impasto

 

Biga classica

Caratteristiche di maturazione: 16 ore, temperatura 19-20 °C.

Questo impasto è adatto alla produzione di pizza in pala, pane o teglia alla romana per brevi maturazioni.

 

Biga fredda

Caratteristiche di maturazione: 24 ore + 10°C:

Adatta per il periodo estivo visto e considerato che la biga matura in frigo. Anche qui è ideali per impasti di pizza alla romana per brevi e medie maturazioni.

Biga a lunga maturazione controllata

Caratteristiche di maturazione Maturazione 48h 24h a +4°C, 24h a temperatura ambiente di 20°C

 

Destinazione d’uso

Adatta alla produzione di pane, pizza in pala o in teglia alla romana per brevi maturazioni

Biga con maturazione lunga a temperatura ambiente

Caratteristiche: maturazione 24 ore a temperatura ambiente

Questo tipo di impasto è adatto per medie maturazioni.

Saper fare correttamente una biga non è assolutamente facile in quanto occorre una buona dose di pazienza ma soprattutto bisogna avere maestria.

Spero di essere stata utile con questo post.

Alla prossima

forno per pizza

Forno per pizza, come sceglierlo

In base alla pizza che si andrà a fare la scelta del forno è molto importante se non addirittura decisiva per un buon esito della stessa. Forse non tutti ne sono a conoscenza, ma ogni forno presente sul mercato possiede delle proprie caratteristiche e una cottura specifica.

Lo scopo di questo post dunque, è quello di illustrare i vari forni presenti in commercio e scegliere quello che meglio rispecchia le proprie aspettative avendo ben compreso dapprima i vantaggi e gli svantaggi che ciascun forno presenta.

In commercio si possono trovare diversi tipi di forni: a legna, a gas ed elettrico.

Forno per pizza a legna

Il forno a legna è quello maggiormente prediletto e apprezzato dalle pizzerie. E’ realizzato con pietra refrattaria e l’alimentazione avviene attraverso l’impiego della legna, mentre per quelli più moderni la combustione avviene attraverso il gas.

Questo forno presenta diversi vantaggi:

  • E’ in grado di cuocere ad alte temperature;
  • Permette durante la cottura un buon isolamento;
  • Offre un’ottima resa di cottura;
  • I costi di gestione sono minimi;
  • I costi per realizzarlo non sono alti.

Nonostante i molteplici vantaggi, il forno a legna possiede alcuni svantaggi:

  • Igiene ridotta;
  • Obbligo di montare canne fumarie coibentate e un abbattitore dei fumi;
  • Buona esperienza del pizzaiolo.

Forno per pizza  a legna a gas rotativo

Questa tipologia di forno nasce 20 anni fa e lo scopo è quello di agevolare il pizzaiolo durante la cottura della pizza. Cosa significa? Il forno è controllato direttamente da un computer che emette un piccolo suono quando la pizza è pronta.

Questo forno lo si può trovare sia a legna che a gas.

Perchè prediligere questa tipologia? Rispetto al forno a legna tradizionale, la camera di combustione non è a stretto contatto con la pizza, per cui si otterrà una maggiore igiene.

E per quanto riguarda il costo da affrontare? L’investimento è al pari di un forno elettrico.

Forno per pizza elettrico

Questo forno è stato studiato e realizzato per le pizze al taglio e focacce. E’ molto facile e veloce da pulire, si rivela igienico e aspetto non poco importante non occorre installare canne fumarie o abbattitori di fumo.

Negli ultimi anni a questa parte sono state integrate delle funzioni aggiuntive molto utili secondo il parere di alcuni.

In alcune versioni c’è la possibilità ad esempio, di memorizzare fino a 10 programmi diversi di cottura e di accenderlo automaticamente grazie ad un orologio integrato.

Tra i vantaggi annoveriamo:

  • Cottura uniforme;
  • Temperatura visibile in tempo reale;
  • Non occorre personale specializzato.

Per quanto riguarda gli svantaggi non ce ne sono, tuttavia se il forno è mal progettato è chiaro che la pizza non sarà cucinata uniformemente.

Forno elettrico a tunnel

Si tratta di un forno di ultima generazione progettato per tutte quelle pizzerie dove è presente una grande mole di lavoro ma che non hanno molto spazio a disposizione.

I vantaggi sono:

  • Cuoce ad alte temperature;
  • Le dimensioni sono ridotte;
  • Non occorre personale specializzato;
  • Offre un’ottima produttività.

Tra gli svantaggi invece:

  • E’ troppo rumoroso;
  • I costi per la gestione non sono propriamente bassi;
  • Bisogna stare attenti dove posizionarlo. Non può essere sistemato vicino a porte e finestre perché le correnti d’aria creano disagi alla bocca d’uscita del forno.
farina per pizza

Farina per pizza, come sceglierla e come conservarla

Quale farina scegliere per preparare una buona pizza? Sul web si legge di tutto e di più, ma in realtà molti sono i pareri discordanti. La scelta della farina per pizza è un fattore importante e come tale non va trascurato.

 

Ogni preparazione richiede una specifica farina se si vuole ottenere un risultato eccellente. Purtroppo non sono pochi coloro che lamentano il fatto di non ottenere un buon impasto a causa della fermentazione, del forno o del lievito in realtà nella stragrande maggioranza dei casi il problema risiede nella farina.

Farina per pizza, quale usare?

Come sappiamo ce ne sono di diverse tipologie: farina tipo 00, farina tipo 0, farina tipo 1, farina tipo 2, farina integrale.

 

La farina tipo 00 è quella maggiormente utilizzata per realizzare la pizza in casa perché è molto facile da lavorare ma lo svantaggio è che non apporta alcun nutriente all’organismo perché durante il processo di macinazione vengono eliminate le fibre, le vitamine e i sali minerali, oltre a questo, è ricca di zuccheri per cui si rivela nociva per la salute.

 

La farina tipo 0 invece è meno raffinata rispetto alla farina tipo 00, ma per le caratteristiche che possiede non è indicata per realizzare la pizza, ma contenendo un buon quantitativo di glutine è ottima per preparare del buon pane.

 

La farina tipo 1 è molto ricca di sostanze utili per il corpo e viene utilizzata per preparare pizze, dolci, pane e prodotti da forno.

 

La farina tipo 2 è una farina semi integrale. E’ molto semplice da lavorare rispetto a quella integrale e il suo grado di lievitazione è molto lento rispetto alle altre tipologie citate in precedenza. E’ molto utilizzata nelle pizzerie, nelle pasticcerie per realizzare alcuni dolci.

 

E che dire sulla farina integrale? Viene utilizzata molto poco ma è la migliore perché tutti i nutrienti  rimangono intatti. Se si decide di optare per questa variante dunque, è bene scegliere la farina integrale macinata a pietra, il risultato sarà più che soddisfacente.

 

Tuttavia bisogna considerare anche altri parametri per la scelta di questo ingrediente, come le attrezzature da utilizzare e il tipo di fermentazione da dedicare al prodotto.

 

Se l’intento è quello di preparare una teglia di pizza o una pizza a breve lievitazione allora bisognerà prediligere una farina debole ( W 180-220), se invece lo scopo è quello di ottenere un impasto più maturo allora occorrerà scegliere una farina di media forza (W 250-280) dove i tempi di fermentazione si allungano.

Se invece i volumi sono importanti in tal caso bisognerà optare per una farina di forza (W 300-350).

Come si può denotare dunque, ogni tipologia di impasto deve seguire un filo logico.

Come si conserva la farina?

La farina deve essere correttamente conservata in un luogo asciutto e ventilato, lontana da fonti di calore e luce diretta. La temperatura dove verrà posta non deve essere superiore ai 25° per non comprometterne la qualità.

Una piccola precisazione è doveroso farla:  i sacchi di farina devono essere posizionati su pedane di legno e non a terra e a 10 cm dal muro.

 

Breadbot

BreadBot, il fornaio robot che fa il pane (e lo vende)

In occasione della più importante fiera dedicata all’innovazione tecnologica, avvenuta qualche mese fa a Las Vegas, l’azienda Wilkinson Baking Company ha voluto esibire un nuovo prodotto davvero unico in tutte le sue sfaccettature, ovvero un Robot tuttofare che ha la peculiarità di sfornare ogni 6 minuti una squisita e prelibata pagnotta.

Questa imperdibile novità si chiama BreadBot e si tratta di un macchinario che ha la capacità di produrre, cuocere e vendere pane fresco. Per avviare la macchina e produrre la prima pagnotta occorreranno almeno 2 ore, ma una volta che il robot è stato completamente avviato, ogni 6 minuti sarà in grado di sfornare una pagnotta.

Insomma si tratta di un’innovazione tecnologica davvero d’avanguardia.

 

E’ bene sottolineare che questo robot non è adatto per un uso domestico bensì professionale! Infatti è stato pensato per negozi, punti vendita, ristoranti. Le sue dimensioni sono piuttosto notevoli così come il peso. Per poter far si che la macchina svolga il suo lavoro,  bisognerà soltanto versare la farina, per il resto ci penserà BreadBot.

 

Come avviene il processo di produzione di BreadBot?

 

BreadBot impasta aggiungendo acqua e lievito, una volta ottenuto l’impasto lo spezza in piccole parti in modo tale da ottenere la forma del pane in cassetta che lungo la catena di montaggio cadrà in forma ovale.

Questa è la prima fase di lavorazione.

 

In un secondo momento questi panetti saranno destinati alla lievitazione, quindi verranno posti in una stanza ad alta umidità fino a procedere poi con la fase conclusiva, ovvero la cottura.

 

Una volta che il pane è stato sfornato verrà inserito in un espositore apposito che fungerà da vetrina oppure da distributore automatico. Il cliente per poter deliziare della pagnotta fumante selezionerà attraverso un touch screen il prodotto desiderato e in automatico il braccio presente all’interno dell’espositore soddisferà la richiesta dello stesso.

E’ doveroso precisare che il pane essendo introdotto in una vetrina lo manterrà fresco e morbido tutto il giorno.

A pieno regime il robot è in grado di sfornare ben 235 pagnotte al giorno in formato famiglia. Un dato che non passa di certo inosservato!

Un’altra peculiarità di questo macchinario è che può impastare e produrre impasti di vario tipo tra pane al farro, di semola, integrale, bianco.

A questo punto la domanda sorge spontanea: qual è il costo di questo macchinario d’avanguardia? Al momento non giunge notizia in merito, ma c’è chi afferma che la Wilkinson potrebbe formulare un prezzo non di poco conto: per i negozianti e dettaglianti dunque, il costo potrebbe essere intorno ai 100.000 dollari con un piano di leasing di 5 anni.

Il produttore al riguardo, né smentisce e né da conferma, di sicuro si tratta di un prodotto molto interessante che vale la pena prendere in considerazione per chi ha un’attività connessa al settore.

 

L’obiettivo dell’azienda è quello di rendere il pane un alimento prettamente sano. Portare in tavola pane fresco tutti i giorni dunque, è una valida ed efficace soluzione per mantenere il corpo sano.

 

Breadbot, ecco il video che mostra come funziona :

pasta fresca fast food

La pasta fresca raccoglie la sfida dei Fast Food

Alzi la mano chi nella vita non è mai andato almeno una volta nei Fast Food! Si tratta di una realtà in quasi tutte le città del mondo e il nostro Bel Paese non fa eccezione. Tuttavia per poter rendere l’alimentazione sana, alcuni ristoratori italiani hanno pensato bene di non rinunciare al Made in Italy, ovvero alla qualità e alla tradizione culinaria italiana.

 

Chiunque sia andato in Paesi esteri ha potuto constatare con i propri occhi come i fast Food siano aumentati vertiginosamente negli ultimi anni a questa parte. Il motivo? Beh, non è difficile da comprendere: a causa della vita sempre più frenetica non sono poche le persone che limitano la pausa pranzo o peggio ancora la saltano per poter poi mangiare in tranquillità la sera. Ecco perché si spiega ora la nascita di tutti questi Fast Food: la finalità è quella di servire i clienti nel giro di pochi minuti. Soddisfano le loro esigenze per poi riprendere le consuete attività. In altri termini, un cibo “mordi e fuggi” dove la qualità delle materie prime non esiste.

 

Ma i ristoratori italiani hanno pensato bene di aprire Fast Food dove è proprio la qualità degli ingredienti a farla da padrona. I Fast Food all’italiana dunque, preferiscono mettere sul banco la pasta fresca, l’alimento per eccellenza, insieme alla pizza e bandire ma non del tutto hot-dog e quant’altro.

 

Sono molti gli aspiranti imprenditori che hanno deciso di aprire Take-away itineranti o ubicati in qualche posto fisso, questo perché hanno potuto constatare come la possibilità di investire in questo settore possa fruttare e produrre opportunità di business davvero notevoli, naturalmente abbinando qualità di materie prime, tradizione e risparmio.

 

Per poter aprire dunque uno Street Food all’italiana su strada non servono grandi allestimenti o molti soldi come molti potrebbero erroneamente pensare, la cosa importante è avere a disposizione: una postazione di lavoro completa di tutti gli strumenti necessari per poter cucinare la pasta e poi non devono mancare  lavello, piastre, frigorifero, espositori refrigerati. Insomma uno spazio di 20 metri quadrati è più che sufficiente per poter mettere in pratica quanto detto.

 

La pasta fresca , il simbolo della cucina italiana a portata di mano diventa realtà

 

Chi l’ha detto che la pasta fresca  va mangiata soltanto all’interno dei ristoranti? Al giorno d’oggi è possibile consumarla in qualunque posto, anche su strada, e a quanto pare anche gli Stati Uniti negli ultimi anni sta riformulando il regime alimentare dove la qualità degli alimenti deve essere messa al primo posto.

 

La pasta non costa molto e questo lo sappiamo molto bene, può essere cucinata in tantissimi modi diversi e il sapore che si ottiene dal connubio dei vari ingredienti si rivela unico ed originale.

I migliori Fast Food all’italiana dunque, offrono ai clienti la possibilità di scegliere tra le tante varietà di pasta disponibili, mettendo al primo posto la qualità delle materie prime.

La pasta verrà servita in apposite vaschette così come del resto avviene per le patatine fritte.

 

Insomma poter ugualmente mangiare alimenti sani e naturali nonostante si conduca una vita alquanto frenetica risulta molto importante per la salute e per il benessere della persona stessa.

Molti imprenditori hanno preso in considerazione questa idea e il successo è stato eclatante come lo dimostrano i risultati condotti da un’indagine di mercato.

 

Naturalmente oltre a mettere in campo la qualità degli alimenti, per poter avere successo in questo settore occorre essere altresì abili nel comunicare e stabilire una presenza costante sui Social Network.

In conclusione, quando si parla di tradizione italiana o Made in Italy bisogna presentare ai clienti solo ed esclusivamente prodotti originali e unici soltanto in questo modo ci si potrà contraddistinguere e ottenere il tanto e meritato successo!

la pizza rende più felici

La pizza è il piatto che rende le persone più felici

In occasione della giornata mondiale della Felicità, è stata condotta una ricerca in merito a cosa ci rende più felici in assoluto, o meglio, qual è il piatto che ci rende più gioiosi. Ebbene, a quanto pare il cibo maggiormente prediletto è la pizza, proprio così. Un italiano su due preferisce il lievitato al posto di qualunque altra pietanza. Ma ad amare in particolar modo la pizza sono le donne con una percentuale abbastanza significativa (il 47%), mentre il 60% sono millennials (25-34 anni).

L’indagine ha coinvolto un campione della popolazione avente un’età superiore ai 15 anni, e ha voluto mettere in evidenza il rapporto tra la quantità di cibo che mangiamo e l’appagamento che ne traiamo.

Se al primo posto della classifica troviamo la pizza, al secondo posto c’è la pasta con una preferenza pari al 33%, precede di pochi punti (il 30%) le grigliate sia di pesce che di carne, mentre al quarto posto con una preferenza pari al 21% troviamo il gelato e a seguire i formaggi e i salumi. All’ultimo posto invece della classifica, che si posiziona a pari merito con il sushi, non manca il panino con una preferenza del 7%.

Tuttavia la predilezione per la pizza non è soltanto quando viene mangiata sul posto, ma a quanto pare anche quella surgelata supera di gran lunga tutti gli altri alimenti. E’ stato appurato che 6 famiglie su 10 mangiano la pizza surgelata e, quella maggiormente richiesta nonostante le tante varietà disponibili sul mercato, è la margherita.

Al giorno d’oggi il consumo di pizze surgelate è pari al 20%, insomma un dato da non sottovalutare.

In Italia ci sono circa 42 mila tra ristoranti e pizzerie e non mancano locali per l’asporto, se ne contano circa 21 mila. Da un’indagine di mercato è stato tra l’altro appurato che ogni mese nel nostro Bel Paese vengono sfornate ben 135 milioni di pizze.  Ma c’è chi preferisce preparare la pizza anche in casa e non sono pochi coloro che pur di risparmiare qualche euro decidono di realizzarla tra le proprie mura domestiche.

Qual’è la pizza più amata ?

Ma se la Margherita risulta essere la pizza più amata e apprezzata dai consumatori, non c’è alcun dubbio che alcuni vogliono cambiare, l’importante però, è utilizzare solo ed esclusivamente ingredienti di alta qualità. Pertanto, che siano gusti buoni, sfiziosi e appetitosi o all’apparenza strani non importa, la cosa fondamentale è che siano buoni.  E allora ecco qui di seguito qualche piccolo suggerimento per portare in tavola una pizza “strana” ma dal gusto prettamente buono:

  • Pizza con i friarielli: alzi la mano chi ha provato un accostamento del genere. Ebbene si tratta di un binomio davvero perfetto. I friarielli vanno dapprima spadellati con poco olio e peperoncino per poi integrarli nella pizza bianca. Per chi ama i sapori forti e decisi questo è un ottimo accostamento;
  • Pizza olive e capperi: anche qui si tratta di una correlazione di gusti davvero decisi. Le olive taggiasche, una manciata di capperi con qualche fettina di pomodoro rappresenta la soluzione vincente per un sapore davvero straordinario;
  • Salsa di noci e provola: si può anche aggiungere qualche fetta di pomodoro per conferire un gusto ancora più piacevole. Per chi ama osar,e questa pizza è davvero buonissima;
  • Pizza ripiena: in alcune pizzerie troviamo la pizza ripiena con salame e ricotta, ma si può anche personalizzare a proprio piacimento introducendo qualsiasi ingrediente si voglia, il risultato sarà sicuramente ottimale!

E dopo aver elencato alcune pizze strane che si possono realizzare anche a casa, a questo punto non resta che scegliere quella che fa al proprio caso, oppure un’altra soluzione è quella di aggiungere un po’ di creatività per crearne una su misura! Quando si tratta di pizza, qualsiasi ingrediente si aggiunge, il risultato che ne consegue è davvero stupefacente..

Provare per credere

impastatrici per pizzeria

Impastatrici per pizzeria , quali sono le migliori ?

Per ottenere un buon risultato finale, è di vitale importanza saper scegliere la giusta impastatrice. In commercio ci sono diversi modelli e tipologie di impastatrici per pizzeria e a volte scegliere quella che fa al proprio caso si rivela alquanto difficile.

Di sicuro per non avere delle brutte sorprese è sempre buona cosa optare per delle macchine professionali anzichè economiche in quanto nonostante il prezzo possa essere allettante, l’obiettivo perseguito non sarà sicuramente soddisfacente. Pertanto ecco qui di seguito alcuni suggerimenti per indirizzarsi verso la giusta scelta . (clicca sulle rispettive immagini per vedere i modelli disponibili)

Impastatrice a forcella

impastatrice a forcella

Per chi desidera realizzare impasti con una bassa percentuale di acqua, allora l’impastatrice a forcella rappresenta la migliore soluzione che si possa prendere in considerazione. E’ composta da un braccio d’impasto, chiamato appunto forcella, e a differenza delle altre tipologie di macchine come quella a spirale o a braccia tuffanti risulta essere più lenta durante l’esecuzione del lavoro.

Tuttavia presenta diversi vantaggi, ovvero: è ottima per eseguire impasti duri o molli, oppure per impastare le bighe, presenta un basso cedimento termico, per cui se si utilizza il metodo continuo la macchina cederà 3°C all’impasto, mentre se si usa il metodo discontinuo in tal caso cederà 6°C.

Naturalmente ci sono anche degli svantaggi che non possiamo non annoverare, nello specifico: non è adatta a fare impasti che abbiano una percentuale di acqua superiore al 65-75%, per eseguire la lavorazione occorrono almeno 30 minuti in quanto la macchina è predisposta ad una lavorazione lenta, in aggiunta il volume della pasta non sarà molto alto, e infine la produttività sarà alquanto bassa perchè i tempi di esecuzione sono molto lunghi come illustrato in precedenza.

 

 

Impastatrice a braccia tuffanti

impastatrice a bracci tuffanti

Questa impastatrice è caratterizzata da due braccia, le quali simulano il movimento delle braccia umane. Rispetto al movimento precedente, è possibile fare impasti molto idratati che richiedono una buona ossigenazione finale. Pertanto il risultato che ne conseguirà sarà un maggiore volume dell’impasto. E’ ideale da utilizzare in pasticceria per produrre panettoni, pandori e colombe ma è anche molto richiesta e apprezzata dai fornai per realizzare ciabatte, baguette, focacce.

I vantaggi di questa macchina sono molteplici: è possibile ottenere un maggior volume della lievitazione in quanto l’impasto è molto più ossigenato, per quanto concernano i tempi medi di impastamento sono diversi a seconda della tipologia di lavorazione che bisognerà eseguire: per gli impasti normali i tempi di lavorazione sono sui 15/20 minuti, mentre per gli impasti molto idratati i tempi si allungano un po’ e in questo caso il tempo di attesa è di 40 minuti circa.

Tra gli svantaggi invece: il costo per acquistare questa tipologia di impastatrice è alto, le dimensioni sono piuttosto notevoli per cui potrebbe rivelarsi un problema disporla in un determinato punto e infine la produttività è alquanto bassa considerando il tempo di lavorazione per gli impasti molto idratati.

Impastatrice a spirale

impastatrice a spirale serie pk

E’ adatta a qualsiasi tipologia di impasto, e grazie alla velocità di rotazione i tempi di lavorazione sono ridotti. Infatti questa macchina è in grado di ridurre i tempi di lavorazione per un utilizzo industriale. Pertanto per gli impasti di pizza occorreranno massimo 12 minuti.

Tra gli altri vantaggi illustriamo altresì: possibilità di inversione di marcia per realizzare le bighe e per raccogliere meglio la farina, le vasche possono essere tranquillamente estratte e la testa invece è facilmente sollevabile, si rivela davvero efficiente per impasti molli. Buono il rapporto prezzo/qualità.

Per quanto riguardano gli svantaggi : minor volume dovuto ad una ridotta ossigenazione della pasta e riscaldamento termico non indifferente.

 

Impastatrice planetaria

Ideale per la pasticceria e per la cucina, mentre non è adatta in pizzeria perchè il riscaldamento termico è molto alto.

Molto apprezzata grazie alla versatilità che offre. Infatti può utilizzare differenti tipi di braccia a seconda dell’impasto che bisogna eseguire  il risultato finale che ne consegue è più che soddisfacente.

Tra i vantaggi annoveriamo: possibilità di usare più utensili di impasto, alta ossigenazione e dunque maggior volume.

Gli svantaggi: dimensioni notevoli per cui la macchina si rivela ingombrante, l’investimento è molto alto e infine la vasca non è molto grande.

Ora che si hanno le idee più chiare si può scegliere l’impastatrice che meglio rispecchia le proprie esigenze.

 

 

 

 

 

Intolleranze alimentari, la pasticceria si adegua così

Nuovi stili di vita decisamente sani, desideri sempre più versatili relativi ai consumi, l’aumento di vegetariani e vegani. E poi intolleranze alimentari che spesso fanno paura. Siamo di fronte a una realtà impossibile da negare. Ogni giorno si fa sempre più attenzione alla presenza di grassi e zuccheri in tutto ciò che ingeriamo, pasticceria compresa.

PRODOTTI SANI, I NUMERI IN ITALIA

È un momento particolarmente d’oro per tutti quei prodotti in cui glutine, lattosio e grassi sono assenti. Un giro d’affari di oltre 2 milioni di euro che vede il gluten free sicuramente il segmento più in crescita: +22%. Aumentano anche i dolci senza lattosio, mentre gli alimenti light danno vita a un mercato di oltre 1 milione di euro.

Meno rilevanti le richieste di prodotti senza lieviti, nichel tested, o per fruttosemici. Non tutti sanno infatti dell’esistenza del fruttosemia, o Intolleranza Ereditaria al Fruttosio (IEF), malattia metabolica ereditaria dovuta alla mancanza dell’enzima Aldolasi-B presente nel fegato. I fruttosemici non possono metabolizzare il fruttosio, per cui anche una dose minuscola di zucchero può causare gravi danni a fegato, reni e intestino e portare addirittura alla morte.

Secondo la relazione annuale del Ministero della Salute, i celiaci nel nostro Paese sono in aumento: ben 11mila casi in più rispetto all’anno precedente. Secondo l’Aili (Associazione Italiana Latto-Intolleranti), invece, circa il 50% della popolazione è intollerante al lattosio. In tema di allergie alimentari, invece, il fenomeno interessa circa il 4,5% della popolazione adulta e circa il 10% dei più piccoli.

INTOLLERANZE ALIMENTARI, MASSIMA ATTENZIONE

Appare chiaro che non si può assolutamente improvvisare: questo tipo di produzione richiede studio e conoscenza sia tecnica che delle norme. L’attenzione deve essere massima; in caso di prodotti dedicati a persone con allergie e intolleranze, infatti, è assolutamente vietato lavorare in laboratori promiscui a causa della necessità di avere spazi ove non vi sia il rischio di contaminazione.

L’offerta di prodotti vegani o vegetariani, invece, è decisamente più semplice: rischi sanitari del tutto assenti e precauzioni minori da prendere durante tutte le fasi della lavorazione.